Interventi critici
 

E' pittore che sarebbe stato stimato da Italo Calvino.Le sue composizioni narrano di vicissitudini medioevali, in un delizioso incantato affresco.
Paolo Levi, "La Repubblica", 1998  

Lo spazio pittorico è tagliato in due da una linea blu, sottile e orizzontale: linea precaria di galleggiamento, livello di annegamento sempre alto nell'impaginazione del quadro, riduzione ai minimi termini dell'acqua viva. Le barche, porzioni di circonferenze su cui viaggiano i suoi cavalieri medioevali, di un medioevo sognato, ne sono attraversate. Non c'è pathos in queste tavole, il fondo amaro su cui poggiano le fondamenta delle architetture geometriche ed eleganti, archi, torri aragonesi o saracene, castelli progressivamente inghiottiti dalla marea montante, il dramma incombente e possibile, è vissuto a distanza, risolto sotto il segno della leggerezza. 
Marco Noce, "Il Quotidiano",1998  

vArte e sensibilità ecologista, ovini e maiali, polli e lupi, dipinti e scolpiti, specchio di una realtà offesa e negata..  
"Storie di pecore ed altri animali", Cristina Nadotti,  "La Nuova Sardegna, ", 1998 

I visitatori della mostra parigina, al Château de Bagatelle, sono rimasti colpiti da quegli ometti con un occhio solo, usciti da un medioevo sognato a bordo di barchette-mezzelune sospese in in un mare nero come il cielo, per orizzonte una sottile linea blu. Ometti che bordeggiano precari, due dita sopra flessuose balene, ficcano nel mare remi lunghi e vani, cartesianamente verticali come le pertiche con cui infilzano tonni di cartapesta.  
Marco Noce, "L'Unione Sarda", 2001 

La pittura di Fancellu si snoda con un'estrema coerenza di linguaggio, quasi sospeso tra pittura e ricerca grafica, e si distingue per rara e raffinata eleganza. Mi pare che nei suoi quadri si avverta più che la scommessa di Pascal quella del libertino seicentesco che scopre in modo spietato la poesia nella razionalità pura e nella costruzione del pensiero che è anche fantasia, con un tono polemico e, a volte, dissacrante.  Marco Antonio Aimo, in Catalogo per la personale "Le Cose dimenticate" 
Marco Antonio Aimo, in Catalogo per la personale "Le Cose dimenticate"   

E' una visione poetica la sua, dove il connubio tra la luna e la riservatezza dell'intimo si ammanta di una vibrante velatura… 
Carmelo Strano,  "Il Giorno"   

Il suo stile non conserva forze latenti o meditate da un intellettualismo neurotico. In lui tutto è evidente, riduzione, esemplificazione di un mondo che respira in un'unica affannosa verità. Le sue figure femminili nella loro eleganza da manichini immobilizzate da una cosmica lontananza lasciano senza respiro.
Angelo Croce De Leo, "La nuova Sardegna". 

Vi è in Renato Fancellu qualcosa che lo avvicina allo scrittore francese Antoine de Saint-Exupery, i suoi omini con un occhio solo paiono imperturbabili di fronte al mondo, in perenne attesa che qualcosa si compia.
Wally Paris, "Il sassarese", 1996.

Nelle sue ideazioni possiamo scoprire sempre qualcosa di nuovo: un'arte intesa come comunicazione, che si presta ad una contemplazione senza limiti. Una pittura che si presenta da sola, essenziale, in parte enigmatica, che non si rifà ad accademisti o movimenti artistici particolari. I suoi silenzi, intesi come parti essenziali dell'opera, sono evidenziati dalla sua luna, simbolo di conoscenza riflessa, portatrice di sogni.
Maurizio Vanni, "Quadri e Sculture", 1997

Le sue escursioni in un Medioevo rivisitato, lasciano emergere di tanto in tanto una nota di asprezza controllata, di educato espressionismo, scandito da calibrati ritmi compositivi.
Giuliana Altea, "La Nuova Sardegna", 1998.

Sassari come Parigi, l'arte per le strade alla portata del passante, che in quei soggetti intravede l'anima della città di un tempo… 
Tino Grindi, Liberamente, Sassari, 2002, "Notturni sassaresi", Vicolo Luzzatti, 1995.

L'artista propone una pittura zen, priva di artifici. La semplicità del tratto e l'uso del colore evidenziano la ricchezza di un immaginario infinito che ci sprofonda nei nostri sogni d'infanzia.
Philip Sclavon, Parigi, Andrée Macé, 2003 

La sua è una pittura che, pur traendo spunto e ispirazione dalla cultura e dalla natura della Sardegna, non mostra alcun carattere folkloristico e possiede una cifra assolutamente personale che la rende inconfondibile. 
Le sue figure sognanti e lunari elegantemente stilizzate e le sue scene, spesso in notturna, sono soffuse di un'aura magica.
Eugenia Da Bove, IL Sardegna, 2006. 

 

 

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